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Home > Adult Zone > Racconti Erotici > La bionda Sara e la mora Barbara; due mature troie


  
 RACCONTI EROTICI

» la bionda sara e la mora barbara; due mature troie
inviato da: a55lucangelo
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Hanno votato in 20 giorni 91 amici (40 donne e 51 uomini).


Lavoro come dirigente in una struttura statale e, visto che alle sette del mattino ero già in ufficio, decido di prendermi qualche ora di libertà; alle sei di sera mi accingo ad andare a prendere un aperitivo in un locale vicino, prima di avviarmi verso casa. Arrivato al piano terra, incrocio una delle addette al centralino che si accinge a chiudere le stanze prima di andarsene. Si tratta di una bionda di 55 anni, burbera zitella con chi non la rispetta, ma gentile e premurosa con chi, come me, non la tratta da sottoposta. Ho avuto a che fare con lei spesso per lavoro e devo dire che, nonostante il fisico un po’ appesantito dall’età,  più di qualche volta ha causato una erezione del mio cazzo, senza però alcuna conseguenza. Ha tette non grosse, è truccata con cura, sempre vestita elegantemente, alternando camicette semitrasparenti con gonne corte, che mettono in risalto le belle gambe, avvolte in stivali con tacco alto, a sportivi jeans accompagnati da magliette rigorosamente troppo corte per non lasciar intravvedere il solco fra le natiche. Quella sera, per la prima volta dopo molti anni, la mia uscita coincide col termine del suo orario di lavoro. La vedo da dietro, ben vestita in gonna e stivali, calze nere e il cappotto già indossato. “Buonasera  Sara, fine del lavoro per oggi?” mi rivolgo a lei sorridendo; “Buonasera Dottore, va via presto questa sera.” Mi risponde voltandosi e mostrandomi il viso perfettamente truccato, come se fossero le otto del mattino. Immediatamente, mi accorgo che Sara mi sta eccitando, ma non come le altre volte; scorgo in lei qualche cosa che, incoraggiandomi, sembra dirmi: “Provaci, vedrai che ci sto e che non ti annoierai!”. Colgo l’occasione e le dico: “Sto andando a prendere un aperitivo qua vicino, posso invitarla?”; lei mi dice che deve prendere l’autobus per tornare a casa e mi ringrazia lo stesso. Io insisto “Non si preoccupi, l’accompagno io a casa; non si faccia problemi”. Senza dirmi nulla, mi fa cenno con la testa che va bene. Usciamo ed entriamo in un bar; scelgo un tavolo leggermente appartato, le prendo il cappotto e lo appendo all’attaccapanni col mio. Ordiniamo subito alla cameriera due aperitivi e immediatamente lei mi chiede perché l’ho invitata; “Potrei mentirle e dirle che non mi andava di bere da solo, ma voglio essere sincero, e le dirò che l’ho invitata perché la trovo particolarmente attraente”. Mentre le rivolgo queste parole, avvicino un piede alle sue gambe sino a sfiorarla; lei si ritrae per una frazione di secondo per poi riavvicinarsi e riprendere il contatto. Immediatamente le chiedo perché abbia accettato l’invito e lei mi risponde sorridendo che, dopo tanti anni di lavoro, era la prima volta che qualcuno la invitava a bere qualcosa prima di andarsene a casa e la cosa la incuriosiva. Io rispondo cominciando ad accarezzarle le gambe col piede e lei, sorridendo, mi fa capire di gradire il contatto avvicinandosi a me. Immediatamente le dico. “Sara, credo che la nostra serata non possa finire qui” e passo una mano sulla sua coscia, ormai vicinissima. Lei mi dice candidamente: “Non avrei mai pensato che un’anziana telefonista come me potesse eccitare uno come lei”; detto e fatto, mi ritrovo con una delle sue mani, con unghie curate e magnificamente tinte di rosso, che verifica quanto duro sia diventato il mio cazzo. Avevo voglia di fotterla e le propongo di andare via, ma lei, guardando alle mie spalle e facendo l’occhiolino, mi dice: “Credo che sia il caso di aspettare un momento”. Io rimango un po’ sconcertato, ma poi, quando la cameriera ci porta il conto, capisco cosa è accaduto in tutti questi minuti. Sara poteva vedere nella direzione del banco e, al contrario di me, incrociava le occhiate curiose della bella cameriera che ci aveva servito al tavolo; una  mora quarantenne con capelli a caschetto, camicetta trasparente che lasciava vedere chiaramente le forme delle tette abbondanti, costrette in un reggiseno troppo piccolo, jeans e scarpe da ginnastica. Subito la cameriera ci porta lo scontrino sfoderando un sorriso malizioso e consegnandoci anche un biglietto con scritto a penna: “siete bellissimi e eccitanti, smonto alle sette e mezza, aspettatemi”. Sara, mi dice, indicandomi con un gesto della testa la cameriera: “Non le dispiace se alla nostra prima scopata facciamo partecipare anche quella troia?”. “No”, rispondo; “così una grande vacca come te non si sente sola; ma perché non mi dai del tu?”; e lei “Perché mi eccita sentirmi sottomessa ad un uomo come lei”. Le cose si stavano mettendo al meglio: si prospettava una serata niente male.
Alle sette e mezzo Sara ed io usciamo eccitatissimi dal locale, facciamo qualche passo prima di fermarci e voltarci: ecco allora uscire la mora cameriera che si avvicina e si presenta: “Ciao, mi chiamo Barbara”; anche noi ci presentiamo: “Ciao, io sono Alberto e lei è Sara”. “Io ho la casa libera”, dice Barbara, “e abito qui vicino, venite?” e Sara “Certo, abbiamo tutta l’intenzione di …  venire con te”, marcando volutamente le ultime parole.
Dopo 5 minuti, siamo nell’appartamento di Barbara: ci togliamo il cappotto e mentre Barbara va in bagno, Sara ed io cominciamo a baciarci sul divano, a toccarci e accarezzarci. Dopo poco entra Barbara, completamente nuda, bellissima, che si avvicina a noi e mi strappa letteralmente dalle braccia Sara mettendola in piedi  davanti a lei. Sara resta immobile mentre Barbara comincia lentamente a spogliarla; nel frattempo mi spoglio anch’io; Barbara si ferma e lascia Sara in piedi in mezzo alla stanza, in calze autoreggenti, mutandine e col reggiseno nero che lascia intravvedere le magnifiche tette, ancora sode, nonostante l’età; poi si volta verso di me e mi strofina i capezzoli turgidi delle sue enormi tette sul viso e mentre li mordicchio, si volta verso Sara, ancora immobile in mezzo alla stanza, ordinandole “Masturbati, puttana; ti voglio sentire godere mentre

scopo col tuo uomo”. Barbara sale su di me e si infila il cazzo dentro la figa abbondantemente coperta di pelo; si fa fottere con movimenti via via sempre più veloci e i suoi umori colano copiosi sulle sue e sulle mie gambe; volevo scopare una vacca come Sara e mi ritrovo a fottere una cavalla come Barbara che chinandosi su di me sussurra: “Ora pensiamo a Sara; non credo che da sola riesca a godere: diamole una mano”. Non aspettavo altro: Barbara si alza ed io mi dirigo verso Sara che continua a masturbarsi ficcandosi due dita in figa e due in culo, senza togliersi le mutandine. “Ora tu dovrai fare tutto quello che Barbara ed io ti chiediamo di fare: tu sei la nostra schiava, e noi possiamo fare di te quello che vogliamo”, le dico. L’effetto di queste parole è incredibile: mentre Barbara le palpa le tette da dietro, Sara viene contorcendosi e urlando “Sì, fate di me quello che volete, ma fatemi godere ancora”. Barbara la mette in ginocchio tirandola per i capelli ed io le infilo in bocca il cazzo ancora bagnato degli umori della figa di Barbara che, intanto, le infila la testa fra le gambe e prende a succhiarle la figa subito dopo averle strappato le mutandine. Vedendo Sara che mi spompina ficcandosi il cazzo fino in gola e Barbara che lecca la figa di Sara, sborro in bocca a Sara che ingoia solo una parte del mio liquido prima di versare il rimanente nella bocca vogliosa di Barbara. Io mi siedo sul divano mentre Barbara comincia a cavalcare Sara dandole pesanti sculacciate con una mano, mentre con l’altra le dà abbondanti tirate ai biondi capelli. Mi alzo, vado in cucina e dal frigo prendo una bottiglia di birra, mi risistemo sul divano e, bevendo, guardo le due troie che si avventurano in un sessantanove con Barbara sotto e Sara sopra. Il cazzo si indurisce immediatamente e mi avvicino alle due donne, mi chino ed infilo il cazzo nella figa bagnata di Sara, aiutato dalle mani di Barbara che, pur continuando a leccare la figa di Sara, non disdegna di passare la lingua sulle mie palle. Sara guaisce di piacere e viene ancora urlando, mentre la stantuffo con violenza. Mi alzo, la sollevo per i capelli e la conduco verso il divano su cui, lestamente si è già seduta a gambe aperte Barbara; costringo Sara ad affondare la testa fra le gambe di Barbara che si abbandona al piacere di ricevere la visita della lingua di Sara sia in figa che nel culo. Intanto lubrifico il piccolo buco del culo di Sara con abbondanti sputate e poi comincio a sfondarla, prima piano, per far entrare la cappella, e poi sempre più forte, sino ad affondarle l’intero cazzo nel buco; Sara accompagna le mie stantuffate con gemiti profondi di piacere misto a  dolore, ma ogni suo gemito è soffocato da Barbara che le tiene la testa immersa nel pelo della sua figa, costringendola a non smettere di leccarla. Andiamo avanti qualche minuto, ma la voglia di avere ancora Barbara si fa sempre più forte; “Sistemiamo questa troia, così poi posso sfondare anche il tuo di culo”; Barbara, per tutta risposta, si sfila dalla bocca di Sara, si avvicina alle mie spalle e, mentre continuo a sfondare da dietro Sara, le cui urla non sono più soffocate, mi lecca avidamente dal collo, lungo la schiena, sino al culo, facendo penetrare l’intera sua lingua dentro il mio buco. Intanto Sara, un po’ per il piacere del mio cazzo in culo e un po’ per il piacere delle sue dita in figa, gode urlando e contorcendosi; Barbara la solleva da terra e la trascina in bagno; io le seguo e aiuto Barbara a distendere Sara dentro la vasca da bagno; “Ora resta lì, puttana, fino a quando non mi sarò liberata” e comincia a pisciare sul viso di Sara che, avidamente beve; Barbara mi invita a fare altrettanto ed io, con un po’ di fatica, riesco a svuotare la vescica in bocca a Sara che continua a bere, masturbandosi con frenesia. Subito dopo, prendo Barbara, la piego sulla vasca da bagno e le infilo il cazzo nel culo già sfondato da chissà quanti altri cazzi; Barbara muove il suo culo con maestria e mi fa impazzire, ma non vengo perché voglio finire la serata sborrando in bocca alle due donne. Barbara, col mio cazzo in culo, e Sara, con le sue dita in figa e in culo, godono quasi contemporaneamente ed io sfilando il cazzo dal culo di Barbara, mi rivolgo ad entrambe: “Ora inginocchiatevi e preparatevi a prendere nelle vostre bocche di troie tutta la sborra calda che vi offro”; Sara, completamente bagnata di piscio, esce dalla vasca, si inginocchia vicino a Barbara e comincia a contenderle il cazzo che la mora mi stava già succhiando con frenesia. Leccate e carezze continuano per molti minuti, fino a quando le lingue di Sara e Barbara si uniscono in un’unica leccata della cappella da cui esce una fiotto di sborra calda che riesce a riempire le bocche di entrambe le donne; poi, dopo aver ripulito il cazzo con le bocche, si accasciano a terra abbracciate e si addormentano, mentre io resto a guardarle per un po’; sono solo le dieci di sera. Sento crescere in me la voglia di fottere ancora quelle due stupende vacche e il cazzo mi torna duro più di prima; mi avvicino alle due assopite a terra e comincio a palpare le tette di entrambe, sino a che non si svegliano. E’ Barbara la prima a recepire che quella serata non è ancora finita e mi dice sorridendo: “Dacci dentro, lurido porco, voglio far godere ancora te e questa puttana per ore” e subito comincia a leccare Sara, che nel frattempo si è completamente svegliata e, rivolta a Barbara, dice “Sì, padrona mia, fammi tutto quello che vuoi; sono disposta a tutto”; allora io, mi avvicino con la bottiglia di birra che avevo bevuto precedentemente e la ficco dentro il culo di Sara dicendole “Da domani, prima di iniziare il tuo turno di lavoro, dovrai venire nel mio ufficio a farmi un pompino come una brava puttana. E tu, Barbara, dovrai portarmi in ufficio un caffè tutti i giorni, così potrò sfondare ancora il tuo culo”. Le due troie, per tutta risposta, si mettono alla pecorina, l’una davanti all’altra, baciandosi avidamente ed io ricomincio a fare la spola fra i due culi e le due fighe.  




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