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 RACCONTI EROTICI

» pesciolino mio!
inviato da: vannino03
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Hanno votato in 21 giorni 85 amici (36 donne e 49 uomini).


Pesciolino mio!  
Ritornavo al mio paese, lassù fra le montagne degli Abbruzzi intorno al Gran Sasso. L’avevo lasciato dieci anni prima per emigrare in Canadà.

I miei genitori mi avevano lasciato orfano all’età di dieci anni, in seguito ad un incidente stradale. Fui accolto, dopo la terribile disgrazia, dalla  cugina di mia madre insieme alla figlia Tilde allora quindicenne. Le due mi avevano già  cresciuto, fin dalla più tenera età, nella loro famiglia. Davano così  un aiuto ai miei genitori, molto impegnati nell’unico emporio che gestivano nel piccolo paese.
Titti, così chiamavo Tilde, mi accudiva con amore fraterno. Mi teneva con se, già prima di imparare a camminare, nella sua cameretta, mi faceva addormentare  nel suo lettino. Aveva molta cura nel tenermi sempre lindo e ben vestito, come un bambolotto. Mi invogliava alla pulizia portandomi con se nella vasca da bagno ed io ero felice di sguazzarvici  con lei che si divertiva. Mi coccolava e mi vezzeggiava, stringendomi  con gioia infinita, mentre mi apostrofava:  
     “ Pesciolino mio! Come sei bello!”
Nel tempo avvenire continuò sempre così, intanto il suo corpo assumeva le forme armoniose di donna.
All’età di tredici anni, Titti era già sviluppata con due seni pieni  superbi e provocanti ed io piccolo nella vasca da bagno mi divertivo a palpeggiarli con le manine che vi scivolavano intorno fra la schiuma profumata. Titti rideva a squarciagola divincolandosi, perché soffriva di solletico, ma lasciava fare ed io  mi divertivo da matti ad infierire, anche sulle altre parti del corpo.   A volte ero io stesso a chiederle  di fare il bagno insieme per solleticarla.
Mi piaceva tanto quel gioco e lei mostrava di esserne felice.
A quella età,  ricordo, provavo un’attrazione irresistibile per quei due globi rotondi  e lisci come il marmo, in mezzo ai quali spesso mi addormentavo appoggiato con la testa, prima di aver aspirato con inconscia voluttà il particolare profumo.
Titti era bellissima, con quegli occhi scuri lucenti, fra i capelli neri ricciuti ed una bocca di rosa ed io nella mia ingenuità la amavo.
L’abitudine di addormentarmi insieme a lei nel suo lettino, non la persi mai. Mi piaceva rimanere aggrappato a lei, stretto. Provavo un’attrazione particolare, inspiegabile a quell’età e lei non mostrava mai fastidio quando accarezzavo le sue forme che si riempivano di giorno in giorno.
Non le dava nemmeno noia quando io all’età di dieci-undici anni le posavo baci affettuosi sul collo, sulle gote, sul petto soffermandomi affascinato con la bocca aperta su quelle aureole piene alla punta dei seni duri e lisci, anzi lei in quei frangenti mi stringeva ancora di più a se, con un affetto, direi spasmodico.
Soffrii molto, quando verso i dodici anni non potei più giocare con la mia Titti nella vasca da bagno.
La ragazza si era accorta che il mio non era più un gioco perché la protuberanza anomala della mia mascolinità, che aveva attirato la sua attenzione, fra le mie cosce, non lo giustificava
Ho ancora vivida nella  memoria, i suoi  meravigliosi occhi sbarrati dalla sorpresa e l’istintivo, leggero, delizioso tocco sulla punta con due dita che mi procurarono una scossa paradisiaca.
Ricordo che pronunciò lentamente :
“ Pesciolino mio!  Da quando sei così ? Possibile che non me ne sia mai accorta !”
Rimasi ammutolito, mentre il sangue affluiva al viso imporporandolo del tutto. Mi aspettavo una reazione risentita per la scoperta della  imprudenza che credevo di aver commesso.  
La mia Titti si limitò a scompigliarmi i capelli  sorridendomi affettuosamente.
Intorno ai dodici anni, infatti, i miei giochi con Titti nella vasca da bagno non erano più  innocenti. Mi ero accorto che l’indurimento del mio strumento si accentuava durante i palpeggiamenti su quel corpo favoloso.  
Con scaltra circospezione riuscii in diverse occasioni a non destare sospetti alla Titti circa  i miei solleticamenti e palpeggiamenti vari che  tendevano ad altri scopi.
Ero già consapevole  della vera differenza fra i due sessi, della loro ragione di essere. L’avevo appreso un po’ alla volta  dai miei coetanei di giochi e di scuola, maschi e femmine.
Avevo scoperto che il mio pisello era molto più grande di quelli dei miei compagni. Lo constatavo quando ci esibivamo a chi mandasse  la pipì il più lontano possibile, dall’alto di un dirupo, nel bosco fuori dal paese. All’inizio mi vergognavo quasi di quella diversità, ma  qualche tempo dopo mi resi conto che potevo andarne fiero.
Alcune bambine che giocavano con noi a moglie e marito, ancora con l’innocenza infantile, mi dicevano  che il mio  pisello era il più bello di tutti, così grosso, quando lo toccavano.
Stava subentrando in me una curiosità morbosa, sulla diversità dei sessi ed alcune volte avevo ispezionato quel piccolo solco fra le cosce di una mia coetanea, che stava al gioco del dottore e dell’ammalata. Era solo curiosità, oserei dire un interesse professionale per il gioco che facevamo.  
I primi inspiegabili turbamenti, l’emozioni che mi fecero battere il cuore all’impazzata, le provai mentre mi divertivo con Titti nella vasca da bagno. Non avevo mai sentito quelle  strane sensazioni, quei brividi inspiegabili quando inavvertitamente intravedevo fra le sue cosce quella serica peluria scura intorno a quel solco roseo rigonfio ai lati, leggermente aperto al centro come una bocca socchiusa pronta a inghiottire qualcosa. Eppure fin da piccolo l’avevo vista tante e tante volte!  Ora mi appariva diversa da quella che, qualche tempo prima, avevo ispezionato con l’innocente curiosità, fra le gambe della mia compagna di giochi.
Quella fessura, che pure avevo scorto e toccato incidentalmente in tempi non sospetti, ora cominciava ad attirami come una calamita e diverse volte, senza che la  padrona si accorgesse della  intenzionalità, vi appoggiavo la mano provando ad afferrarla. Alcune volte riuscivo bene a tenere o accarezzare quella  deliziosa morbida vischiosità.  Provavo immediatamente come una scossa elettrica che si estendeva al  mio pisello  che svettava   sull’attenti, rigido.
Quel gioco conturbante, inevitabilmente venne scoperto per la mia stessa ingordigia. Ahimè!    Fu la volta che mi mostrai più audace, quando appena riuscito a lambire quella prelibatezza introdussi due dita  internamente fra le gonfie labbra vaginali, che mi riempivano la mano.
La reazione della mia Titti non fu quella dell’innocente solletico che le procuravo, per il quale lei si dibatteva sghignazzando; quella volta l’irrigidimento repentino del suo corpo, al contatto di quelle dita all’imbocco dell’alcova la fecero trasalire con un lungo gemito, come quello di un appagamento fisico. Quello fu la mia impressione allora . Fu breve,  ma bastò, evidentemente, per portarla alla realtà. Fu  proprio allora che lei si accorse della dimensione del mio uccello, che pure non potè fare a meno di palpare con il leggero, paradisiaco contatto, delle sue dita.  

La mia infanzia fini con quei giochi. Quella natura fra le meravigliose cosce rimase il mio sogno.  Da allora Titti diventò la mia ossessione, l’ispiratrice assoluta dei  miei  sfoghi solitari.  
Quanti litri di sperma ho sprecato sognando quella meraviglia!
Titti era così bella, sensuale e vivevo per lei, aspettavo ogni occasione per stringermi innocentemente a lei, per aspirare il suo conturbante profumo, sentire quelle rotondità che mi facevano consumare le mani intorno al mio  strumento, nel  chiuso  del bagno di casa.
Titti mi trattava, però, sempre come il bambino accovacciato nel suo letto. Il fratellino da amare  e quando ritornava a casa dal lavoro io l’aspettavo alla fermata del bus, che la trasportava dalla città vicina. Mi scorgeva da lontano e non trascurava mai di abbracciarmi e pronunciare la solita frase tenendomi stretta al suo seno “ Ciao pesciolino mio!”.
Vivevo per quei momenti per ricaricarmi le narici del suo buon profumo, per approfittare di lei, incosciente  del turbamento che mi provocava.
Avevo sedici anni quando cominciai a rivolgere l’attenzione ad altre ragazze, ma la mia masturbazione quotidiana era dedicata a lei, alla mia Titti alle sue tette favolose a quelle cosce d’alabastro che non dimenticavo, a quella fessura eccitante che vi avevo scorto in mezzo che era rimasta indelebile nella mia mente.
Cercavo di spiarla in tanti modi, di sorprenderla le sere d’estate quando si recava a letto, spesso mezza nuda.
Trovavo mille scuse per avvicinarla più d’appresso, lei era sempre gentile con me nell’accondiscendermi, nell’assistermi e non trascurava mai di salutarmi stringendomi affettuosamente a se, così ne approfittavo per carpire un pizzico di delizia da quel corpo che mi faceva sospirare.  
La sognavo ad occhi aperti, mi vedevo avvinta a lei, attaccato a quei seni marmorei per succhiarle dai capezzoli anche l’anima. M’immaginavo  incuneato nella sua cavità agognata con tutta la potenza di quel poderoso matterello e gioivo nel leggerle nei meravigliosi occhi spalancati, il piacere che avrebbe  provato ed espresso con la solita frase, che mi riempiva di felicità fin da piccolo:
“ Oh pesciolino mio! Quanto sei bello”.
A quel tempo  non passavo inosservato per  la mia prestanza fisica  che lasciava indifferente poche ragazze. La mia bocca pronunciata e gli occhi verdi che assumevano un colore ammaliatore avevano fatto si che  diverse di esse erano giunte al limite della resa. Tutte, però si tiravano indietro, all’ultimo momento, timorose per la dimensione del batacchio che  le avrebbe potute squarciare. Alcune però non rinunciavano, comunque a prendersi e darmi piacere, limitandosi a giocare con lo strabiliante strumento. Lo coccolavano, lo vezzeggiavano, lo imboccavano fino al naturale epilogo della copiosa esplosione liberatoria che  imbrattava qualcuna o saziava qualcun’altra nella bocca ingorda.
Non ricordo che ci fu mai una volta che, al momento clou della mia esplosione ieculatoria, il  pensiero non volasse alla mia Titti che la mia fantasia ossessiva  sostituiva alla ragazza  del momento.
Non ebbi mai l’agognato piacere, fino alla maggiore età, di introdurmi nelle valve profonde di una vagina pulsante.  
La speranza di realizzare il sogno fra le braccia della mia Titti era rimasta immutata, anzi spesso mi illudevo che avrebbe potuto presto concretizzarsi, difatti Titti non trascurava mai di adularmi per la mia  prestanza fisica, del fatto che ero diventato un uomo desiderabile. Erano sue espressioni! Ed  alcune volte le esternava con entusiasmo stringendomi con più foga negli abbracci con i quali fin da piccolo mi avvolgeva, pronunciando la solita frase che alimentava la speranza:
“ Pesciolino mio! Quanto sei bello!”  
Non riuscii mai a trovare una soluzione per forzare gli eventi.
  Una volta sola e fu anche l’unica, Titti constatò come la voluminosa inequivocabile protuberanza premesse fra le sue cosce leggermente aperte, mentre si soffermava nel solito entusiastico abbraccio.
Eravamo soli in casa, il cuore sembrava mi scoppiasse nel petto, credevo proprio che stava per avvenire il miracolo, nel lungo attimo che  mi tenne stretto. Ebbi l’impressione, o fu solo un illusione, che la pressione del suo inguine sull’asta  fosse da lei stessa accentuata, come per saggiare la consistenza di quel bozzo,  protetto dai  pantaloni che lo soffocavano.
Di certo era che la mia pressione fu accompagnato da un movimento rotatorio inequivocabile,  mentre ero perdutamente avvinto a lei. Lei, evidentemente, resosi conto della realtà, nell’atto di distaccarsi si era arcuata in avanti premendo pericolosamente l’inguine che mi faceva vedere le stelle.
Non ci fu alcuna reazione da parte sua dopo il distacco, anzi si allontanò silenziosamente dopo una leggera carezza sul mio volto abbassato, timoroso di guardarla negli occhi.
L’unica conseguenza di quell’evento, fu che non si verificarono più gli abbracci entusiasti della mia Titti.    
Era già fidanzata con un  giovane abbastanza più vecchio di lei, lavorava a Milano dove lei lo seguì dopo il matrimonio che avvenne nel periodo che io stavo espletando il servizio militare.
Non partecipai al matrimonio, non avrei potuto sopportare quell’avvenimento felice per lei, ma triste per me.  Fu allora che presi coscienza che l’ossessione erotica per la mia Titti era anche amore.
Titti mi mancava ed avevo bisogno di cambiare aria per non soffocare in quel paese, in quella casa dove tutto mi riconduceva a lei.  Accettai la proposta di un mio parente in Canadà,

di andare da lui,  ad aiutarlo a mandare avanti alcuni ristoranti che lui era riuscito a mettere su in quel paese.

Le reminiscenze della mia infanzia ed adolescenza si erano accavallate nella mente, mentre procedevo con l’ automobile, che avevo noleggiato all’aeroporto di Roma  subito dopo aver lasciato il velivolo proveniente da Toronto.
Il ricordo della mia Titta non mi aveva più lasciato. Le sue delizie mi ritornavano alla mente ogni qualvolta mi perdevo fra le braccia di qualche donna. Non mi ero mai legato a lungo con qualcuna, forse ho sempre  cercato e mai trovato la copia  della mia Titta.
Durante  quegli anni in Canadà  non persi  i contatti  con lei, epistolari e telefonici specialmente negli ultimi tempi.
Lei mi raccontava della sua famiglia,  mi ricordava  gli episodi della mia infanzia insieme a lei, si confidava con me delle difficoltà di convivenza con suo marito della malattia di questi che lo portò ad una morte prematura, le era rimasta soltanto la madre che ora  viveva con lei a Milano ed io che mi trovavo così lontano.
Dopo quel triste evento della sua vita,  le confidenze con Titti  diventarono più intime. Cominciai un assiduo contatto telefonico con lei, che da così lontano mi costava l’occhio della testa, ma  ero felice di sentire la sua voce.
La desideravo sempre e la stuzzicavo raccomandandole di non lasciare sfiorire la sua bellezza, di non lasciarsi inaridire  trascurando le gioie dell’amore. Lei rispondeva che ci pensava spesso ma non riusciva mai a lasciarsi andare con qualcuno fino in fondo.
In una  delle sue  ultime telefonate mi confidò che veramente le mancava un uomo che non sopportava più di trascorrere le notti tutta sola a struggersi dal desiderio, a sognare defaticanti  amplessi  fra le forti  braccia di qualcuno, fu una confidenza forte che mi diede la forza di risponderle:.
“ Come vorrei essere io quel qualcuno, Titti?”
“  Sei così lontano! Purtroppo ”
“ Ma io ti sento  sempre  vicina, non ho mai smesso di sognarti, di immaginarmi fra le mie braccia, come nei sogni che mi hai confidato”  
“ L’ ho sempre saputo, sai?  Hai fatto poco per nasconderlo! Lo capivo quando ti aggrappavi a me con quella passione che poi mi sono accorta era desiderio. Ti vedevo quando diventavi uomo? Il mio bel pesciolino!”
“ Sapevi, allora,  anche quanto mi struggevo con  le mie sfibranti manipolazioni”
“ Certo! Ti ho visto diverse volte, prima che partissi per il servizio militare”
“ Eri eccezionale, con quella potenza virile!  Non farmici pensare ! Avevi lasciato la porta del bagno socchiusa. Credevi che in casa non ci fosse nessuno”
“ Oh Titti! Io sognavo il tuo corpo. Non pensavo ad altre!  ”
“ Ti ho fatto tanto soffrire? Pesciolino mio!”
“ Ero così giovane e tu tanto bella, vedevo solo te. Così vicina e così irraggiungibile”
“ Ma lo sai, sei sempre stato il mio fratellino da amare”
“ Oh Titti come vorrei essere li con te, ora!”
“ Anch’io vorrei tanto vederti! Chi t’impedisce di venire la prossima estate!
“  Nessuno! Conterò le ore per riabbracciarti Titti”
La speranza di avere la mia Titti stava diventando realtà. L’ansia di legarla a me mi fece diventare più ardito, non volevo perdere l’occasione di farla realmente mia, di possedere finalmente quel corpo  che, dalle recenti foto che mi aveva mandato, mostrava una sensualità centuplicata nella piena maturità femminile. La desideravo più che mai .
Gli incontri telefonici erano diventati un’abitudine fino a raggiungere l’intimità assoluta e lei finalmente si lasciò andare.  
In una delle ultime telefonate  mi disse:
“  Chissà quante belle Canadesi, hai accontentate con quel tuo bigolo”
“ Si, parecchie, ma eri sempre te che possedevo!”
“ Oh, pesciolino mio mi fai diventare rossa! “
“ Titti, anche adesso sai,  sta diventando un macigno, pensando a te.”
“ Se è come lo ricordo! Mi fa  venire l’acquolina in bocca.”
“ Ci pensi Titti! Noi due. Può finire di essere un sogno”
“ Si è vero, ti desidero anch’io! Ed adesso non mi vergogno di confessartelo. Poco tempo prima di sposarmi sono stata tentata da quel tuo prodigioso strumento. Ti ho desiderata anch’io, sai! Me ne spaventai allora.”
“ Se l’avessi saputo!”
“ Ora il diavolo tentatore dei miei sogni lussuriosi ha un volto definito con quel dardo particolare, degno di ogni attenzione!”
“ Cosa sogni di preciso, dimmelo ora!”
“ Oh pesciolino mio, come mi pento di non aver approfittato di quel tuo delizioso mostro, allora. Lo avrei vezzeggiato, adorato. Lo avrei ammansito, con mille baci, mille carezze. Lo avrei avvolto con cura nella mia bocca, accolto con amore nella mia calda dimora. Ti avrei risparmiato tante e tante seghe”
“ Tesoro, non puoi risparmiarmela  adesso! Sento che il mio bigolo sta scoppiandomi fra le mani!”
“ Che meraviglia  dev’essere! Lo immagino  avvolto fra le mie labbra. Oh pesciolino mio sono tutta accaldata!”
“ Liberati di tutto, tesoro, accarezzati leggermente come fossero le mie mani e chiudi gli occhi!”
“ Si ! Sono bollenti le tue mani, le ricordo! Mi fanno irrigidire i capezzoli, sono così grossi. ! Così  sensibili!”
“ Entrano così bene nella mia bocca! Che sensazione stupenda!
“ Oh pesciolino mio, le mani stanno impazzendo, non si fermano più. Ora scavano fra la mia natura ingorda di te, sono un lago di umore..oh sei divino!”
“ Sei calda ! Titti.. immaginati  riempita da me, mentre mi perdo in quel paradiso”
“ Oh pesciolino mio! Ma  cosa mi fai fare? Le mie dita sono frenetiche.”
“ Si Tesoro, lasciati andare svuotati insieme a me…ohhh Titti Godoo!”
“ Sii…Oddioo..anch’io..mi sento svenire..Amoooreee!”
Dopo questo amplesso a distanza ce ne furono altri ancora, ma ormai era giunto il momento di vederci e fummo d’accordo che il nostro incontro sarebbe avvenuto al nostro paese, nella vecchia casa dei nostri ricordi, dove saremmo stati soli.  

Avevo appena lasciato la statale 117, imboccando la strada che mi avrebbe condotto dopo una decina di chilometri al  paese. Ero ansioso di arrivare,  avrei già ritrovata li la mia Titti che in quello stesso giorno ritornare da Milano.  
M’immaginavo che lei mi attendesse sulla porta di casa, la prima del paese che avrei scorto dopo l’ultima curva che immetteva su un rettilineo di qualche centinaia di metri.
Titti, difatti era la, come immaginavo. Lei aveva calcolato il tempo giusto. Riconobbi la sua sagoma, inconfondibile e man mano che l’auto si avvicinava scorgevo i lineamenti noti, l’identica fisionomia di dieci anni prima. Quando scesi dall’ auto rimasi fermo ad ammirarla,
era cambiata in meglio. Sembrava più alta, slanciata con i seni pieni perfetti, il sorriso smagliante accattivante, la bocca di rosa che incollai alla mia, senza ritrosia da parte sua, quando si avvicinò per abbracciarmi.
Non avemmo  il tempo di pronunciare una parola, perchè le nostre bocche ebbero la necessità impellente di unirsi in quel primo  bacio interminabile che suggellò, finalmente, l’amore sempre vivo in me ma sopito in lei, confuso dall’affetto fraterno che nutriva per me.
La desiderai istantaneamente con l’evidenza inequivocabile che la premeva fra le sue cosce.  Allora lei mi prese per una mano, mi trascinò dentro casa, chiuse accuratamente la porta dietro di noi e mi attirò, senza alcuna resistenza da parte mia, nella camera da letto di fronte.
Ero così agitato, così incredulo e non ricordo chi fu il primo che liberò l’altro dei pochi vestiti che  indossavamo.
Sentivamo i nostri affannosi spasmodici respiri, l’ansia che ci aveva preso di esplorare i nostri corpi nudi. Ricordo che mi trovai allacciato a lei mentre succhiavo avidamente un capezzolo e poi l’altro, sporgenti come due prugne, su quel seno esplosivo.
Cademmo nudi sul letto, avvinti l’uno all’altra. Lei che tentava di tenere afferrato con una mano l’enorme protuberanza del mio pene eretto. Io che già esploravo la sua calda ed  umida caverna che mi aveva ossessionato tutti quegli anni.
Non avevamo ancora pronunciato una parola, presi dall’ansia di cercarci, di annullarci di perderci.
Fu una lotta ad armi pari, con la stessa identica passione che ci univa, con la stessa necessità di annullare le nostre forze vicendevolmente.
Non so come avvenne o se ci fu difficoltà alcuna, ma ricordo che mi trovai con il mio poderoso strumento affondato fino ai testicoli nella sua calda accogliente vagina.
Sentii soltanto un sospiro di soddisfazione, simile a quello di tanti anni prima quando immersi le mie dita in quella alcova che mi affascinava.
Quel sospirato appagamento fu accompagnato da un lungo:
“ Ohhhh , pesciolino mio! Mi hai riempita tutta!”
“ Titti , tesoro, e tutto dentro..finalmente…sei mia!!
Non dicemmo altro, non potevamo distrarci dalla furiosa cavalcata che non ci lasciava un attimo di respiro. Procedevo con affondi potenti, mentre lei mi veniva incontro per sentirsi toccare fino al fondo.
Sembrava non giungere mai l’epilogo, in verità io ero vicino, ma desideravo la sua partecipazione, bramavo sentirla giungere all’orgasmo all’unisono con me.  Volevo sentire la sua soddisfazione, vedere i suoi occhi sbarrati dalla sorpresa di un godimento mai provato, volevo gioire di quell’attimo tante volte sognato.
Il sogno si avverò e, mentre constatavo la sua sorpresa che accompagnava l’orgasmo con parole confuse, condite da sospiri affannosi e da scosse intermittenti del ventre invaso,  svuotai in lei anni di desideri, incuneandomi ancora nel più profondo.
Rimanemmo così allacciati, spossati e felici, a lungo in silenzio, timorosi entrambi di rompere l’incantesimo del momento che comunque non era un sogno.
Il respiro lento ed affannoso di noi due scemava e lei per prima ruppe il silenzio:
“ La realtà, pesciolino mio, ha superato l’immaginazione che avevo di tutto questo momento.”
“ A chi lo dici! Non ho mai provato le sensazione che mi hai donato, con nessuna delle donne che ho avuto. Non avrei proprio potuto. Era te che cercavo!”
“ Io non ho mai saputo che potesse essere così bello ! Non ho mai provato un desiderio così intenso. Tu sei unico, pesciolino mio! Cosa mi sono persa in tutti questi anni!”
Nel mentre esprimevamo le nostre sensazioni, sentivo che il membro ancora alloggiato nell’agognato sito, stava riprendendo quota. Ricominciai a muovermi dentro di lei mentre mi beavo nell’aspirare il profumo di quel corpo che mi era rimasto nella mente per tanti anni. Non eravamo più abbracciati, mi tenevo sollevato sulle braccia mentre mi  muovevo lentamente in sintonia con lei che mi veniva incontro per assorbirmi tutto. Ci guardavamo negli occhi con la meraviglia delle scoperta che stavamo  sperimentando. Lei era di nuovo eccitata, i suoi seni sballottavano come onde regolari, sembravano reclamassero i miei baci. Mi soffermai ad ammirarla tutta, quel viso radioso, quegli occhi di fuoco, quel ventre piatto, quelle cosce bianchissime da delirio. Mi abbassai fermando l’ondeggiare di un seno afferrando con le labbra socchiuse un capezzolo duro. Lo mordicchiai leggermente, quel tanto per sentire il sospiro di sollievo della mia Titti.
La mia ingordigia era tanta! Sollevai una mano per afferrare l’altro seno per solleticarlo. Non la sentii sghignazzare come ai vecchi tempi, anzi sospirò più intensamente accelerando i  movimenti sotto di me, trasformando i sospiri in gemiti profondi , la sentii vibrare e poi con un rantolo lunghissimo esplose in un orgasmo intenso.
Io non le diedi tregua, con il mio strumento  che imperversava inesorabile. Il suo godimento sembrava interminabile ed ora urlava di piacere. Avvolse le sue gambe alle mie anche come per sentirmi ancora più dentro di lei. Sembrava impazzita dalla lussuria ed io fui orgoglioso di me. Moltiplicai la foga. Era mia, tutta mia ! … e godetti di nuovo come un fiume in piena. Era completamente allagata della mia linfa e mi abbattei sul suo corpo mentre cercavo la sua bocca spalancata per darci fiato a vicenda.
Avevo raggiunto il mio sogno e quella prima volta fu  anche quella che mi fece provare la sensazione di assoluto possesso perché la mia Titti si era donata  incondizionatamente.
Me lo confermò così:
“ Sei così potente…sei così dolce…è come se fossi rinata..è come se….oh ma io ti amo…pesciolino mio!…







          




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I Commenti dei lettori:


Grazie Vanitaly, sei molto gentile. Mi occorre un pò di tifo, sai che bello poter arrivare primi! Ma i miei giannizzeri sono in vacanza. Schiava può dormire su morbidi guanciali. Sarà lei la prima!!!
» vannino03 [27/11/2007]
Dai vannino faccio il tifo per te!
» vanitaly99 [27/11/2007]
Mi eccitano le tue descrizioni, a volte mi sembra viverli certi amplessi. Sei Bravo.
» FRANKINA2001 [18/07/2007]


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