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 RACCONTI EROTICI

» temporali galeotti - !a
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Temporali galeotti ( 1à parte)

1960
Quella domenica mattina di primavera Giannino si era svegliato prima di tutti. Era eccitato, felice al pensiero di recarsi alla fattoria dello zio. Ci sarebbe andato con suo padre in treno che in un paio d’ora li avrebbe condotti da Salerno alla stazione di campagna  nell’alta Irpinia.
Giannino  era sempre entusiasta per  quella gita di cui tutto lo affascinava. Pensava al viaggio su quel treno trainato dalla locomotiva a vapore e il paesaggio multiforme che avrebbe ammirato dal finestrino.
Aveva memorizzato attraverso i  viaggi precedenti  le numerose stazioncine,  ricordava i visi ed i nomi dei ferrovieri colleghi di suo padre, conosceva le case, le masserie sparse nella campagna verdeggiante, i villaggi, le strade,i ponti, le gallerie. Anticipava tutto a memoria man mano che il treno avanzava sbuffando lungo la linea ferroviaria tutta in salita.
Già immaginava come, man  mano che si sarebbe avvicinato alla meta, l’ansia che lo avrebbe assalito di  incontrare Nina, la cuginetta di 8 anni di  due anni meno di lui.  La vedeva già  sbracciarsi ed urlare di gioia  li sull’aia con quei capelli rossi scompigliati con l’inseparabile cagnolino Dik, mentre il treno,  sarebbe transitato proprio adiacente la  fattoria prima di fermarsi alla stazioncina a poche centinaia di metri più avanti.
Nina sapeva sempre dell’arrivo del cugino attraverso il papà di Giannino che faceva conoscere al fratello, attraverso il tam tam della linea telefonica ferroviaria o qualche ferroviere suo amico, la data e l’ora del suo arrivo.
Con Nina avrebbe scorazzato per la campagna, fra i boschi, l’avrebbe seguita passo passo fra i campi, i pascoli e nei punti nascosti dell’immensa fattoria, seguiti da Dik, naturalmente.
Il bambino in quella giornata avrebbe acquistato colore e vivacità, ciò che gli mancava nelle lunghe giornate in città, quasi sempre in casa con la madre, salvo qualche uscita sul lungomare, distante dall’abitazione nell’entroterra.
Giannino era assorto da un po’ nei pensieri di poc’anzi e non osava sollecitare suo padre che nella camera da letto accanto sentiva bisbigliare con la madre. Non lo faceva più da quando un mattino di festa di qualche tempo prima si era precipitato in camera dei genitori ed aveva sorpreso il papà addosso alla mamma, avvolto dalle coperte, mentre la baciava e si agitava sopra di lei. La mamma si lamentava e sembrava soffrisse. Lui rimase zitto ad assistere a quella scena incomprensibile e quando il papà lo vide, girandosi di scatto, lo sgridò violentemente intimandogli di non entrare mai più in camera così.
Il bambino, memore di quel fatto, attendeva paziente mentre sentiva che i bisbigli, nella camera accanto, diventavano lamenti fino ad un lungo sospiro, non capiva se della mamma o del papà o di tutte e due insieme.  Intuiva che la mamma non stava soffrendo perchè dopo questi “ bisticci “, come lui aveva battezzato quei fatti abbastanza frequenti,  vedeva i genitori sereni e felici.
Anche quella mattina, dopo un po’, vide comparire il papà sorridente che si compiaceva di vederlo già pronto per la partenza.
I viaggi verso la fattoria erano frequenti in quei periodi, anche perché il papà era attaccato al fratello che era rimasto vedovo e viveva con la figlioletta Nina  e la suocera che accudiva la bambina.
Nina era una bimba introversa, chiusa. La sua capigliatura rosso vivo, arruffata avvolgeva il visino delicato  punteggiato da lentiggini.  
Era una bambina sola in quella campagna un po’ fuori dal centro abitato. Gli amici erano quelli di scuola con i quali non legava a causa dei suoi modi scorbutici, quasi selvatici, senza dubbio la mancanza della mamma influiva sul carattere chiuso della bambina.
L’unico amico, compagno di giochi  era Dik una specie di barboncino regalatele a pochi mesi dalla morte della mamma.
La si vedeva sghignazzare felice soltanto quando si rotolava nei prati con quel batuffolo bianco che contrastava con il rosso dei capelli della bimba.
Quando arrivava il cugino dalla città si trasformava e si rianimava. Era orgogliosa di prenderlo per mano quella specie di signorino di città e condurlo con lei nelle   escursioni in campagna condividendo con lui le sue scoperte, dimostrandogli la sua abilità nell’arrampicarsi  sugli alberi, cosa di cui Giannino non era capace a causa delle vertigini che provava, lui trovava la scusa che non poteva rovinare il vestito. Chi avrebbe sentita poi la mamma! Nina ci credeva! Anzi lei più premurosa gli raccomandava in ogni occasione di stare attento e non sporcare l’elegante vestitino. Ma nonostante tutto dopo una giornata di corse e giochi spensierati Giannino tornava a casa irriconoscibile, ma la mamma non lo sgridava perché sapeva quale giornata felice aveva trascorso il suo bambino insieme alla cuginetta.
D’estate Nina lo conduceva ai confini della proprietà dove iniziava l’erta della collina, sul punto dove una sorgente aveva formato un delizioso laghetto. In quel luogo i bambini erano felici di sguazzare nell’acqua fresca, completamente nudi, per poi sdraiarsi al sole caldo e fare lunghe chiacchierate.
Giannino era bravo a raccontare le storie o favole che egli leggeva e Nina era assorta ed affascinata nell’ascoltarle.
Erano due angioletti, in quella natura silenziosa ed incontaminata come lo erano i due fanciulli nella loro ingenua spensieratezza.
Ogni anno era così, durante l’estate ed il legame tra i due si consolidava.
Negli anni seguenti la passione per la lettura di Giannino l’aveva trasmessa alla cugina, per cui quando si incontravano, leggevano insieme appartati nel bosco, si scambiavano le impressioni, erano entusiasti di nuove letture.
A 16 anni Giannino era già un ragazzo sessualmente sviluppato ed anche il suo fisico si era trasformato, si era, già da parecchio documentato attraverso libri e illustrazioni sulla diversità dei sessi. Aveva scoperto la masturbazione che era incentivata anche da letture un po’ più piccanti, cercando libri nelle biblioteche, fra le bancarelle del mercato.
Non aveva però fatto ancora alcuna esperienza con qualche ragazza.
Nina sembrava ancora ingenua sessualmente a 14 anni,  ma era già  più riservata, molto più timida di quando già apparisse da bambina. Le erano  cresciuti due splendidi seni che spingevano fra le magliette strette che indossava. La magnifica capigliatura rossa ora le ricadeva ai lati del viso illuminato da due occhi verdi dal misterioso taglio orientale, quella  pelle color pesca punteggiata dalle lentiggini risaltava quel tocco di freschezza che traspariva da tutta la sua persona. Tutto la rendeva già bellissima.
A Giannino tutto di lei  piaceva e ne era ammirato,  il suo cuore sembrava accelerasse i battiti quando le appariva dolce e sorridente e  felice di vederlo.
Spesso si recava da solo con il treno a farle visita e le giornate trascorse insieme volavano, ricche di novità, di letture interessanti, di fantasie sul futuro di confidenze anche più intime. In una di queste occasioni Nina per la prima volta chiese al cugino:
“ Ma tu hai  un’amica del cuore a Salerno?”
Fu una domanda a bassa voce, timida, quasi timorosa di una risposta affermativa. Giannino non aveva notato il tremore in quella domanda interessata, ma rispose semplicemente, con naturalezza:
“ No, soltanto compagne di scuola, quasi tutte più grandi me e tutte con la puzza sotto il naso. Poi….”  Prosegue timidamente avvampando: “ Non c’è nessuna carina e bella come te!”
Non aveva mai rivolto un complimento simile alla cugina. Non aveva mai avuto il coraggio di farlo.
Nina ne fu felice e per la prima volta con trasporto e delicatezza gli posò un bacio sulla guancia accompagnato da un timido  : “ Grazie!!”
Nina si sentiva già attratta dal cugino,  era orgogliosa di quell’irresistibile legame fra loro due, era felice che quel gentile e premuroso ragazzo, sempre elegante  le dava un senso di sicurezza di serenità quando le stava insieme.  Tra l’altro la ragazza non aveva veri amici, solo compagni di scuola che tenevano un po’ a distanza quella tenebrosa musona ragazza campagnola. Quindi le visite del cugino erano ossigeno puro, che rallegrava la vita in quella solitaria, monotona vita di campagna.
Verso la fine d’agosto, di quell’anno, in un pomeriggio caldissimo ed afoso che toglieva il respiro, i due ragazzi, da tanto non lo facevano, decisero di farsi un bagno nel laghetto per rinfrescarsi.
Nina non ebbe vergogna di tuffarsi soltanto con le mutandine esponendo alla vista avida ed imbarazzata di Giannino lo splendido seno, due candide mammelle aguzze. Non poteva fare diversamente, non portava ancora reggiseno!
L’imbarazzo di Giannino sparì nel momento che un cielo cupo si era formato ed era pronto a scoppiare in un temporale, udendosi i primi tuoni che non promettevano niente di buono.
Nina sempre coraggiosa, aveva invece una paura tremenda dei lampi e tuoni, per cui afferrò per mano il cugino e lo trascinò verso una radura vicina, completamente circondata da alberi di castagni.
Addossata ad una roccia c’era un capanno completamente avvolto da una folte vite vergine che pendeva dalla sommità della roccia stessa.
Giannino non aveva mai visto quel luogo, Nina gli confidò che era stato un tempo un suo rifugio segreto, ora era utile e sicuro per ripararsi dal temporale incombente.
Nel capanno, completamente ingombro di attrezzi di campagna i ragazzi trovarono un angolino nel quale sia pure allo stretto riuscirono ad accovacciarvisi. Erano rimasti a torso nudo, ancora bagnati, erano costretti a stare allacciati vicini per il poco spazio, Giannino teneva il suo braccio avvinghiato alle spalle  della cugina.
Nel frattempo i lampi ed i tuoni erano sempre più vicini e la pioggia si rovesciava violentemente sul capanno, attutita dalla folta vegetazione che l’ avvolgeva.
Nina si stringeva tremolante al petto del cugino che sentiva il tepore di quel corpo nudo aderente al  suo con quel  seno liscio e duro tanto da turbarlo.
Giannino difatti  sentiva montargli un’erezione eccezionale e non poteva nasconderlo alla vista della cugina che era accovacciata sul suo petto con la vista rivolta in direzione della bozza emergente.
Lei osservò un po’ quella protuberanza, mai notata prima fra le gambe del cugino e meccanicamente trascinata da una spinta inconsulta  vi appoggiò la mano sopra, come incuriosita dalla novità. Sapeva di aver fatto qualcosa di proibito, le tremava la mano ed il cuore le batteva all’impazzata, chiuse quasi gli occhi ma li spalancò quando senti Giannino fare un sobbalzo al tocco delicato. Lei pur senza  rendersi conto  premeva constatandone la durezza e la grossezza attraverso la stoffa degli slip, che sembrava volesse strapparsi. Giannino lanciò un sospiro mentre Nina premeva di più tentando di afferrare nel pugno quel coso durissimo. Aveva acquistato più sicurezza, il tremolio della mano era sparito ed ancora più incuriosita, incoraggiata dalla docilità del ragazzo, che appariva invece immobile e teso, abbassò gli slip  liberando il membro che svettò libero all’aria aperta.
Fu la prima volta che Nina vedeva un membro maschile in simile condizioni, sapeva qualcosa per sentito dire; lei conosceva bene quello degli animali come quello del cane, del cavallo e soprattutto quello del montone quando lo vedeva montare le pecore nell’ovile di suo padre.
Nina agli eventi naturali era avvezza senza prestarvi eccessiva importanza, ma ciò che aveva sotto gli occhi  era un’altra cosa, le procurava strani brividi fra le cosce accompagnati dal preesistente ma più forte batticuore accelerato, da un’inquietudine inspiegabilmente piacevole, era  affascinata da quel membro turgido ed imponente.
Si, lei era a conoscenza a livello teorico della differenza fra i due sessi. Dalle compagne di scuola più grandi aveva rubato mezze frasi, cercando di indagare sull’argomento. Ne aveva parlato anche con lo stesso cugino il quale a modo suo e con imbarazzo aveva cercato di essere esauriente nelle spiegazioni.
Nina viveva con una nonna anziana ed un padre sempre indaffarato nelle faccende della fattoria e non erano certamente questi i soggetti a cui rivolgere certe domande.
Le appariva bellissimo quel membro, l’attirava e la incuriosiva quindi lo afferrò decisa nel piccolo pugno stringendo ed allentando, ammirandone la consistenza, procurando al cugino inconsapevolmente un piacere indescrivibile.  Era solo l’istinto che la guidava.
Ci giocò per un po’ quando all’improvviso vide schizzare dalla punta un liquido bianco che le imbrattò il viso, con fiotti intermittenti.
Rimase sorpresa lasciando la presa e tentando di togliersi dal viso quel liquido vischioso dall’odore   stranamente salmastro.
Giannino era rimasto immobile e timoroso dopo il violento orgasmo.
Nina ripresasi dalla sorpresa cominciò a preoccuparsi perché il cugino aveva lanciato un profondo sospiro come se avesse male e gli chiese premurosa  e preoccupata cosa si sentisse.
Giannino con poche parole, imbarazzato, le spiegò che senza volerlo lei lo avevo fatto godere ed anche lei avrebbe potuto provare un piacere simile.
Nina non fu sorpresa di questo anzi gli confidò:
“ Anch’io lo provo già, ma è diverso, mi sento solo bagnata quando mi tocco li fra le gambe, ma non ho mai notato quel liquido lattiginoso. Mi è capitato la prima volta l’inverno scorso, vuoi che ti racconti?”
Giannino accetta e Nina così racconta:
“ Una sera della scorsa primavera il vento e la pioggia, un temporale con lampi e tuoni che pareva non smettesse mai, avevano indotto Lucietta, la figlia di 22 anni dei coloni della masseria ad un paio chilometri da qui, a rimanere a cena con noi.
Lucietta veniva spesso a darci un aiuto, specialmente in quel periodo che la nonna era ricoverata all’ospedale.
Quella sera, Lucietta si era affiancata a me sul mio letto per farmi compagnia, sai la paura tremenda che ho dei temporali!   Si era addormentata profondamente, dopo che ebbe bevuto insieme a mio padre una buona dose di quei forti liquorini che prepara la nonna.
Mio padre allora, forse per fare stare più comoda l’ospite, mi disse di andare a dormire sul letto grande della sua stanza, intanto lui si fermava ancora a fare alcuni conti.
Io non avevo sonno ed era passata circa mezz’ora quando vidi illuminarsi il corridoio di luce riflessa dalla mia stanza. Incuriosita mi alzai mi avviai con passo leggero alla porta a vetri di cui scostai di poco dalla parte del corridoio stesso, la tenda. Quale fu il mio stupore nel vedere il petto di Lucietta completamente scoperto. Due seni bellissimi bianchi come la neve erano adagiati sull’ampio  torace, in mezzo sorgevano due capezzoli come due fragole fresche. Erano sodi come il marmo quei due emisferi e non avevano altro movimento che quello provocato dalla respirazione. Mio padre li contemplava, li accarezzava, li baciava e succhiava i capezzoli, ma Lucietta continuava a dormire profondamente.
Dopo un po’ mio padre le tolse ogni indumento e apparvero due cosce candide, rotonde e paffute che egli allargò; vidi ben distintamente la fessura circondata da peli folti e scuri.  Lucietta era  senza mutandine!.Mio padre allargò le labbra carnose di quella fessura  e vi posò le dita

movendole nell’interno.
Lucietta continuava nel suo letargo.
Io spinta da quella scena, imitai sulla mia natura i movimenti che vedevo fare a mio padre. Ciò mi procurò una sensazione sconosciuta.
Poi mio padre si distese a fianco di Lucietta nel letto e spense la luce, cosicché io non potei vedere alcunché.
Mi ritirai e m’infilai nel letto e riflettendo a quello che avevo assistito ricominciai a mettere in atto quello che avevo poc’anzi imparato, riprendendo  a strofinarmi. Mi sentivo tutta in fiamme e la sensazione che avevo prima provato aumentò gradualmente e mi trovai tutta concentrata su quella parte, fra le mie cosce, e d’istinto continuavo a strofinarmi più intensamente fino a cominciare a sentire scariche violente lungo le gambe facendomi perdere completamente il controllo. Caddi in un’estasi sconosciuta che mi travolse quasi a farmi svenire. Ripresomi e ritoccandomi la fessura mi ritrovai tutta bagnata. Per un attimo provai un ansia inquieta che scemò al pensiero del piacere che mi ero procurata.
Da allora Giannino, ho riprovato quelle sensazioni spesso toccandomi e forse sarebbe ancora più bello se mi toccassi tu come ho fatto io con te.”
Il ragazzo sconcertato rimase un attimo titubante, poi disse:
“ Nina…. Ti devo confessare… io non ho mai toccato il sesso di una donna… non ne ho mai visto uno da vicino!  Tu saresti la prima e….la più bella!!…Ma sei anche mia cugina! Solo al pensiero già tremo tutto per l’emozione e… ricomincio ad eccitarmi! Forse non è giusto! “
Infatti Nina , contempla di nuovo il membro duro e sorridendo:
“ Cosa importa? Sarò io la prima! Ed ora non puoi tirarti indietro, sono curiosa di sentire cosa provo con la tua mano. Toccami ti prego? “
Il ragazzo incoraggiato, allungò la mano tra le cosce già larghe della cugina, timidamente  posò il palmo sul pezzetto di stoffa delle mutandine, che copriva il gonfiore del pube abbastanza pronunciato.
Nina lo agevolò subito sfilando gli slip liberando allo sguardo del ragazzo per la prima volta un sesso femminile.
Giannino guardò fisso quella conghiglia gonfia avvolta da  peluria fine di color rosso vivo.  Rimise la mano su quel gioiello che gli lustrava gli occhi, notò le gonfie labbra leggermente divaricate  ed appena vi passò le dita in mezzo provocò nel corpo della ragazza un piccolo sussulto.
Nina riassaporava  le stesse sensazioni di piacere di quando lo faceva da sola, ma stavolta era  diverso, sentiva un calore montarle alla testa ed un desiderio spasmodico di sentirsi quasi penetrata da quelle dita calde.
Il ragazzo quasi non ci si raccapezzava in quel paradiso per la prima volta da lui esplorato.
Nina lo tolse dall’impaccio e agevolò il movimento delle dita  guidandole con la sua mano sul punto ove provava il maggiore piacere.
Giannino capì subito e cominciò ad accanirsi su quel bottoncino vischioso che gli sfuggiva tra le dita, mentre Nina cominciava a gemere debolmente. Giannino diventò subito pratico e senza lasciare il clitoride conquistato, insinuò un po’ più dentro un dito nella fessura bagnata, provocando in Nina un sospiro più profondo.
Giannino, senza interrompere l’operazione che stava eseguendo ormai in maniera egregia, abbassò leggermente la testa baciando e succhiando un capezzolino appena pronunciato sulla dura mammella.  Questo fu il massimo dell’estasi per Nina che ad occhi chiusi iniziò decisamente a lamentarsi e scoppiare in un orgasmo prolungato, sobbalzando violentemente serrando le cosce ed in esse imprigionando la mano del cugino che faticò a liberarsi da quella stretta.
Nina  spossata si abbandonò completamente fra le braccia di Giannino, rimanendo così a lungo, fino a quando non videro comparire la luce del sole abbagliante dopo il tremendo temporale che si era abbattuto, complice della loro esaltante esperienza.
Nina per prima si distolse dal torpore e con un tenero sorriso carezzò i capelli del cugino scompigliandoli e poi come per ringraziarlo gli si avvicinò al viso ed impacciata gli posò un bacio più spinto ai bordi delle labbra dicendo:
“ Sai è la prima volta che provo un piacere così?  Sei tu che me lo hai procurato.  C’è qualcosa di più bello che poteva capitarmi? “
“ Anche per me è stata la prima volta e mi è piaciuto molto. E….non sapevo come fosse bello toccare un sesso così…così morbido e  tu sei meravigliosa!  Ora Nina dobbiamo andare, cominceranno a preoccuparsi ed io, purtroppo, devo partire.”
Mai come quel giorno i ragazzi si lasciarono con rammarico e tristezza. Non si videro più per molto tempo.
Giannino era  preso dallo studio che si faceva più  impegnativo  e l’estate  successiva non potette recarsi dalla cugina perché impegnato in un viaggio studio all’estero.
Nina  terminato l’obbligo scolastico, non proseguì negli studi. Era morta anche la nonna, quindi doveva essere utile alla fattoria soprattutto per i lavori di casa.  
Nelle ore libere dalle incombenze a cui era dedicata, preferiva starsene per conto suo a leggere oppure girare intorno a donne più  mature o a Lucietta cercando di carpire loro quei piccoli segreti della vita che tanto stuzzicavano la sua curiosità.
La sua curiosità, era morbosa ormai intorno al sesso, e dopo quell’unica esperienza con il cugino, si sorprendeva spesso a pensarci, a rivedere quel meraviglioso strumento che aveva stretto fra le mani e che sapeva ormai  quale mezzo di piacere rappresentasse.  Le mezze frasi delle donne che aveva udito,  accompagnate da risatine eloquenti glielo avevano fatto capire. Ciò che le dava la certezza era  il desiderio di riprendere in mano quel coso favoloso, perché ogni volta che ci pensava il languore che provava e l’eccitazione che ne seguiva doveva calmarla  con carezze più audaci nell’inguine stringendo nel contempo in una mano i capezzoli induriti che sembravano chiodi di garofano in cima a quei splendidi seni.  
Lei  ad occhi chiusi piaceva immaginarsi abbandonata fra le caldi mani del caro cugino..
I cugini sia pure non vedendosi avevano preso l’abitudine di scriversi raccontandosi le novità della propria vita, le letture che facevano, i sogni.
Nina era più semplice e genuina nelle proprie espressioni e non trascurava mai di ripetere al cugino  le sensazione che si rinnovavano ogni volta che si sorprendeva a pensare al quel bel giorno sotto il temporale.
Le sue lettere sia pure semplici erano lettere d’amore e non aveva timore nell’esternarlo ormai.
Giannino le taceva i progressi che faceva con le ragazze evitando di poter suscitare nella cugina inutili tristezze o gelosie che tra le righe dei suoi semplici scritti si intuivano. Cercava di essere più prudente nell’esternarle i propri sentimenti, era cosciente delle difficoltà e delle convenzioni esistenti. Quella splendida ragazza era sua cugina! Lui non poteva essere sicuro se il desiderio carnale che sentiva per lei fosse amore e se fosse lecito oltretutto.
Il tempo trascorreva, Giannino si era fatto un bellissimo ragazzo, aitante e simpatico.
Nina era fiorita  nella più splendida bellezza, genuina, campagnola.  Era sempre assorta nelle sue fantasie romantiche aiutata in ciò dalle letture quotidiane sull’argomento,  immersa nei sogni nei quali il soggetto preminente era sempre Giannino, anche se ormai si sentiva cosciente di come potesse essere irraggiungibile per lei quel dolce signorino destinato ad altre mete.
Si erano visti di rado in quei periodi, lei ormai sapeva di essere perdutamente innamorata di quel meraviglioso  ragazzo che aveva conosciuto esile, delicato, gentile e premuroso con lei.
Lei lo sognava spesso e ad occhi aperti durante le numerose incombenze nella fattoria, alle quale era dedicata, era  felice di  immaginarsi stretta fra le sue braccia, sentirsi completamente sua  come aveva visto essere Lucietta per suo padre, un pomeriggio di qualche mese avanti.

Ecco l’episodio che aprì alla mente di Nina tutto il fascino misterioso  dell’atto sessuale, fino ad allora soltanto immaginato fra un uomo ed una donna, che ora le era apparso in tutta la sua cruda, sconvolgente realtà:
Un pomeriggio di settembre, Nina aveva già 17 anni allora, com’era sua abitudine dopo le incombenze a cui era dedicata se ne andava per i prati assorta nei suoi pensieri. Si trovava poco distante dalla fattoria, quando il cielo già pumbleo e carico di nubi stava per scaricarsi in uno dei soliti temporali estivi.
I temporali accompagnati da lampi e tuoni erano da  sempre motivo di ansia e paura per Nina per cui al primo acquazzone riuscì a prendere riparo nel rifugio nel vicino fienile.
Aveva appena varcato la soglia quando udì provenire da dietro una paratia di tavole di legno, risatine di donna accompagnate da una voce roca d’uomo, nell’avvicinarsi Nina riconobbe  quella del padre.
Con circospezione si acquattò dietro la staccionata ed attraverso una piccola fessura tra le tavole, non veduta potette assistere alla scena più eccitante  che avesse potuto mai vedere e che le avrebbe infiammato il corpo e la mente per i giorni avvenire precipitandola in una vero solitario delirio erotico.
Il padre di Nina, Pino, di 45 anni, indossava solo dei corti pantaloncini rossi ed il suo corpo era solcato da lunghe gocce di sudore.  Doveva aver appena finito di falciare l’erba sul prato accanto.
Era alto, ben fatto, con muscoli enormi, abbronzantissimo.
Lucietta, che abbiamo già conosciuta, indossava una semplice camicetta ed una gonna. Non indossava il reggiseno, non aveva certo bisogno di reggere quei seni duri come il marmo ora scoperti e prede dell’avida bocca di Pino.
Erano in piedi e Pino la teneva fra le braccia continuandola a coprire di baci.
Nel tormento del desiderio ben presto, gonna e camicetta furono  per terra.
A Nina sembrò bellissima Lucietta in quello stato. Una statua greca. Era un piacere ammirarla! Tutta la freschezza e la grazia giovanile la avvolgevano.
Quella bellezza era così potente che riusciva ad attrarre anche Nina.
Il padre di Nina era in uno stato di eccitazione che lo rendeva irriconoscibile, egli adagiò a terra  Lucietta.
Nina poteva vederli interamente, nulla poteva essere sottratta alla sua vista dalla posizione nascosta ove si trovava.
Lucetta si era abbandonata con le gambe aperte, lasciando vedere tutta l’apertura della sua fessura.
Nina aveva osservato come  anche ora Lucetta fosse senza mutande.  “Ma non le portava mai?” Si chiedeva.  
Quella situazione, che Nina doveva al caso, sembrava fatta apposta per soddisfare interamente la sua curiosa impazienza a tutte le domande sul sesso che andava facendosi.
Suo padre ora in ginocchio, con il pantaloncino abbassato, presentava agli occhi della ragazza un membro ingrossato, enorme, rigido con la base circondata da folti peli alla quale pendevano  i cosiddetti testicoli che Nina aveva solo intravisti una sola volta al suo cugino che ora le compariva nella mente.
La punta era rossastra, quasi paonazza. Nina lo vide entrare nella fessura di Lucietta e sparirvi completamente per subito ricomparire.
I due si baciavano con trasporto, si vedeva quale piacere provassero!
Pino sembrava  un forsennato mentre si dibatteva fra le paffute cosce di Lucietta.
Cambiando, gli amanti, di colpo la posizione, Nina potette vedere  il lungo bastone uscire  per poi impalarsi nella natura di Lucietta che ora si  era stesa sull’uomo a gambe aperte con le natiche in aria.
Nina capiva che Lucietta non era certo una novellina, ma una donna con molta esperienza per sapere inforcare con tale maestria quel bastone.
Era evidente il grande piacere che provava la donna impalata, perché nessun dettaglio sfuggiva allo sguardo eccitato di Nina.
Lucietta era proprio seduta, ma si teneva sulla punta dei piedi e saltellava sulle ginocchia dell’uomo.
Ad ogni colpo infilava tutto dentro il perno ed il piacere che provava doveva essere eccezionale perché rimbalzava come una palla, per ricadere e inabissare  in quella golosa caverna, ormai, il bastone fino alla radice.
Era evidente che Lucietta fosse in un furore erotico fino al parossismo perché urlava per il piacere.
Mentre ciò accadeva il padre di Nina dopo aver impugnato i bianchi lobi di quel magnifico sedere, accarezzava i capezzoli dell’amante, aumentando così il piacere. Lo vedeva Nina sul viso stravolto di Lucietta che girava a destra e a sinistra. Nina poteva constatare meglio tutta l’apertura intrisa di umori tra le due splendide rotondità di Lucietta.
Per Nina lo spettacolo era sconvolgente ed era veramente scossa da eccitarsi vergognosamente, perché si sentiva bagnare fra le cosce, trasportata da un folle desiderio di partecipare all’ebbrezza che provavano i due fra mormorii d’estasi e sospiri che si spegnevano in baci violenti appassionati.
Non potette fare altro che portarsi una mano fra le cosce e premere, strofinarsi da farsi male.
Nel frattempo potètte assistere alla conclusione quando vide uscire lo strumento completamente dal ventre di Lucietta e gettare fuori quel liquido bianco, già visto per una volta qualche tempo fa, che schizzando impetuosamente, si spandeva sulle natiche di Lucietta.
Sfinita dalla furiosa cavalcata e dal rumoroso orgasmo Lucietta si abbandonò completamente sul corpo già esamine del proprio amante.
Nina sconvolta ed eccitata si allontanò silenziosamente e tutta inebetita riuscì a trovare la via di casa dove chiusasi nella sua camera si abbattè sul letto iniziando a sollecitare e torturare la sua natura in fiamme procurandosi continui orgasmi con gli occhi intrisi dalle immagini crudi ed eccitanti che le erano impresse.
Nei giorni a seguire un furore erotico solitario si era impadronita della ragazza che sognava quel membro favoloso scavare nella sua fessura, lo desiderava ardentemente, la fantasia però  lo attribuiva al suo cugino lontano, era una ragione in più per non distogliere dalla mente Giannino, il meraviglioso ragazzo il cui pensiero   la torturava.
Nina in una di quelle furiose sedute di lussuria solitaria  stava addirittura procurandosi la perdita della verginità infilandosi nella fessura infiammata il manico della spazzola per i capelli, per fortuna l’orgasmo era sopraggiunto all’improvviso salvandola dall’irreparabile.
Poi  quel furore erotico che l’aveva travolta si attenuò e la sua vita tornò alla normalità, alle letture tranquille, romantiche. Ricominciò  a scrivere tenere lettere al cugino  ma in queste ultime  non trascurava di fargli capire quanto gli mancasse e come lo avrebbe voluto vedere per sentire il calore di un suo abbraccio. Non osava andare oltre, lei avrebbe voluto implorarlo di correre da lei, pronta a darsi a lui,  perché  ormai era convinta che  soltanto a lui avrebbe donato la sua verginità, perché soltanto lui avrebbe potuto spegnerle il fuoco del desiderio che l’avvampava, perché lei lo amava a lui soltanto avrebbe dedicato l’intera vita.
Trascorsero così i mesi fino a quando Nina raggiunse i 18 anni e con essi un’ altra botta del crudele destino che le aveva fatto perdere tutti i suoi cari , le si abbattè addosso.



  





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I Commenti dei lettori:


Bello molto bello mi ricordo mia cugina e io
» 666 [23/08/2007]
Bello il racconto nel suo insieme. Pulito. Mi ricordano i miei tempi.
» vannino42 [29/06/2007]
mi piace il racconto....eccitante man mano che si va avanti. Bravo!
» MIRIAA2002 [15/06/2007]


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